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Musica Classica e opera di Classissima

Giacomo Puccini

sabato 10 dicembre 2016


Wanderer's Blog

Ieri

“Madama Butterfly”(versione 1904) alla Scala di Milano.Regia di Alvis Hermanis, direttore Riccardo Chailly.

WandererPremetto che ho visto e ascoltato l’opera in diretta tv, per cui ciò che scrivo è condizionato dalla fruizione televisiva. “Un bel dì vedremo” ©Brescia & Amisano Credo che fosse dal 1983 che la Stagione della Scala non si inaugurava con un’opera di Puccini e ci voleva un fervente pucciniano come Riccardo Chailly per proporre un Sant’Ambrogio con un capolavoro di Puccini. Lo ha fatto portando avanti il progetto artistico filologico di presentare le opere del Lucchese come concepite in origine dall’Autore. Così ecco Madama Butterfly nella versione che il 17 febbraio 1904 fu un insuccesso clamoroso proprio al Teatro alla Scala. Insuccesso dovuto alla claque organizzata dall’editore Sonzogno, rivale di Ricordi, che comunque spinse Puccini ad apportare modifiche all’opera, che già nella seconda versione trionfò a Brescia pochi mesi dopo. Puccini continuò a modificare la Butterfly: quella che tutti ben conosciamo è la quarta versione rappresentata a Parigi nel 1906 e pubblicata nel 1907. L’opera in origine è divisa in due atti, comprende nel primo atto alcune battute di “colore locale”, non proprio politicamente corrette, ci sono battute in più anche nel duetto, nel secondo atto “Scuoti quella fronda…” è un po’ diverso e più esteso, l’interludio è un po’ diverso, manca l’aria di Pinkerton, la figura di Kate ha un ruolo maggiore, Pinkerton offre un risarcimento in denaro (che Butterfly rifiuta), l’aria finale è leggermente diversa e il finale è un po’ più lento. Questo in estrema sintesi. In beve la figura di Pinkerton nella versione originale è più odiosa e antipatica che in quella definitiva e sembrerebbe che la preoccupazione maggiore di Puccini sia stata proprio quella di rendere il protagonista maschile meno abietto, nei limiti del possibile. In compenso la figura di Butterfly giganteggia di più nella prima versione: forse un po’ troppo per l’epoca? Duetto del primo atto © Brescia & Amisano Una didascalia nella diretta tv per tutto spettacolo indicava “prima assoluta mondiale”: non ho capito a che cosa facesse riferimento. Mi è parso anche di aver sentito dire da una conduttrice o da una intervistato che si tratta della prima volta dopo il 17 febbraio 1904: il che è corretto se riferito alla Scala, ma non lo è riferito in generale. Questa versione è frutto dello studio condotto da Julian Smith (come dichiarato dal sottotitolo), direttore d’orchestra britannico specialista di Puccini, che nella sua lunga permanenza alla Welsh National Opera la diresse, ovviamente, e più volte, altre rappresentazioni si ebbero alla North Opera of Britain di Leeds. insomma nell’U.K. questa versione è in repertorio già da tempo e tra le interpreti c’è stata anche la “nostra” Nuccia Focile. Esiste anche una edizione discografica della Naxos che fa riferimento a uno spettacolo della Bremen Oper: dirige Gunter Neuhold e fu registrata tra il 15 e il 19 dicembre 1997 (può essere ascoltata anche su Spotify). Comunque al di là di queste precisazioni, il fatto che La Scala inauguri con questa versione è sicuramente un avvenimento. Come ho già scritto “a caldo” lo spettacolo mi è piaciuto. Alvis Hermanis, che altre volte mi aveva lasciato perplessità, stavolta mi ha convinto. È probabile che abbia invece deluso coloro che vanno a teatro ormai per vedere come il regista è riuscito a rovinare un’opera e ne godono, io preferisco invece le regie che rispettano l’autore, gli interpreti e la maggioranza degli spettatori. Questa di Hermanis stavolta è in questo gruppo. Per altro ha anche curato la regia dei cantanti, cosa che molti non fanno. La direzione di Chailly mi è sembrata ottima e, considerata la passione che mette in questo progetto pucciniano, non poteva essere altrimenti. “Scuoti quella fronda…” © Brescia & Amisano Buoni gli interpreti vocali, soprattutto femminili. Maria José Siri è una sensibile Butterfly, Annalisa Stroppa un’ottima Suzuki, notevole anche Nicole Brandolino come Kate. Degli interpreti maschili molto bene Carlos Alvarez come Sharpless e Carlo Bosi come Goro, un po’meno Bryan Hymel nella parte di Pinkerton. Ottimi i comprimari. Annalisa Stroppa, Maria José Siri e Carlos Alvarez © Brescia & Amisano Successo di pubblico, la ripresa tv su Rai 1 purtroppo ha tagliato gli applausi sul più bello per dare spazio alla pubblicità e al TG1. Domani sera, come ha gentilmente segnalato Marco, Rai 5 replicherà lo spettacolo in prima serata: chissà se con i 15 minuti di applausi?

Musica classica - Liquida

8 dicembre

Prima della Scala: il successo della Ur-Butterfly e le isterie collettive

Ero in Teatro per l’attesa Madama Butterfly che ha aperto la stagione scaligera 2016-2017, proposta nella prima versione originale, del 17 febbraio 1904. Una Prima preceduta da dibattiti accesi sul fatto che fosse cosa buona (o, al contrario, aberrazione) proporre per il tradizionale appuntamento di Sant’Ambroeus una versione che Puccini modificò. Ma, come ci ricorda [continua a leggere]...




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6 dicembre

MADAMA BUTTERFLY di Puccini dal Teatro alla Scala in diretta su Rai 1

© Brescia & Amisano Domani, 7 Dicembre 2016, si inaugura la Stagione 2016/17 del Teatro alla Scala con Madama Butterfly di Puccini. Sarà proposta nella prima versione, quella che andò in scena alla Scala il 17 febbraio 1904 e che non ebbe successo. Riccardo Chailly prosegue il percorso artistico filologico sulle opere di Puccini con questa proposta. La regia è di Alvis Hermanis. I ruoli principali sono affidati a Maria José Siri, Bryan Hymel, Carlos Alvarez, Annalisa Stroppa, Carlo Bosi. ©Brescia & Amisano L’evento sarà trasmesso in diretta su Rai 1. Dopo 19 anni anni torna la diretta su Rai 1 dalla Scala. La Rai ufficialmente presenta la cosa come una celebrazione dei 40 anni della prima volta: la diretta dell’Otello di Verdi il 7 dicembre 1976. In quanti lo ricordano? io benissimo: fu un avvenimento! Stavolta vorrebbe esserlo, per cui hanno scomodato Milly Carlucci, Antonio Di Bella e Serena Scorzoni a condurre la diretta, lasciando perdere Rai 5 e il nuovo format di Massimo Bernardini. Credo che, al di là di quanto ufficialmente dichiarato, il motivo del “trasloco” su Rai 1 sia dovuto alla diretta in HD, possibile ormai solo sulle prime tre reti Rai (Rai5 non ha ancora il canale in HD, neanche sul satellitare: fino allo scorso anno l’unica rete Rai in HD trasmetteva programmi da tutte le altre reti Rai). La cosa farà slittare il sacrosanto TG1: chissà se i giornalisti della testata protesteranno vivacemente come fecero 19 anni fa? Lo sapremo… © Brescia & Amisano La diretta parte dalle 17:45. Attenzione: a quanto mi risulta non sono previste repliche almeno a breve scadenza.



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31 ottobre

“La bohème” di Puccini dal Regio di Torino in streaming su The Opera Platform

Scena iniziale dell’opera © Ramella e Giannese Come già segnalato da Pramzan, è visibile in streaming su The Opera Platform (e lo sarà per sei mesi) La bohème pucciniana che ha inaugurato la stagione del Regio di Torino. La bohème è costantemente rappresentata nel Teatro torinese e forse non si sentiva la necessità di una ulteriore proposta. Lo si è fatto per celebrare i 120 anni della prima assoluta avvenuta proprio a Torino. Vent’anni fa si celebrò il centenario e lo si fece in pompa magna con Pavarotti, la Freni e Ghiaurov, un allestimento “di tradizione” firmato Patroni Griffi e la direzione di Daniel Oren. Fu trasmesso in diretta tv (Rai 5 lo ha replicato a sorpresa – ne era annunciato un altro – e farebbe bene a riproporlo). Stavolta era giocoforza ricorrere a qualcosa di meno tradizionale e rivolgendosi al regista catalano Alex Ollé si è inevitabilmente finiti nella contemporaneità. Non c’è nulla di originale e di non visto in ciò: di Bohème ambientate al giorno d’oggi ne ho viste già quel tanto che mi basta fino alla “Bohème nel condominio” della TV Svizzera di qualche anno fa (forse tutto sommato la più convincente). A parte questa trasposizione nella banlieu dei nostri giorni poi lo spettacolo corre su binari più che tradizionali e il video evidenzia una carenza notevole di regia, i cantanti spesso sembrano abbandonati alle proprie capacità: insomma se i registi d’opera anziché ingegnarsi a fare viaggi, gratuiti, nel tempo si preoccupassero di curare la regia vera e propria sarebbe già un gran bene. © Ramella e Giannese A costo di sembrare retrogrado ho rimpianto l’eccellente spettacolo firmato Zeffirelli, soprattutto l’edizione scaligera di qualche anno fa diretta da Bartoletti proposta spesso da Rai 5, dove la regia dei cantanti è curata in modo meticoloso. © Ramella e Giannese Spesso leggo e sento dire che queste trasposizioni temporali vorrebbero rendere l’opera attuale e avvicinarla ai giovanissimi. Boh?! La prima volta che vidi La boheme fu in tv, avevo 10 anni, era lo spettacolo del Festival dei Due Mondi di Spoleto con la regia di Giancarlo Menotti e la direzione di Thomas Schippers (Mimì era Mietta Sighele, Rodolfo Lorenzo Sabatucci): spettacolo tradizionalissimo, che mi piacque infinitamente e mi commosse. I giovani di oggi che cosa di diverso rispetto a quelli dell’altro ieri come me, per non essere in grado di apprezzare La bohème così come voluta da Puccini? Bisogna per forza fargli vedere Rodolfo con il netbook? Mimì deve morir di cancro? Le lattivendole devono invece essere prostitute? Mah… © Ramella e Giannese Qualche recensione dello spettacolo: http://www.gbopera.it/2016/10/torino-teatro-regio-la-boheme-2/ http://www.operaclick.com/recensioni/teatrale/torino-teatro-regio-trionfa-la-boh%C3%A8me-periferia-con-la-regia-di-oll%C3%A9

Musica Classica e opera di Classissima



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